Book Review: Quattro giorni dopo, Sarah Lotz

Ho un problema con Sarah Lotz.

Il Segno (The Three #1) mi aveva lasciato amareggiato ma allo stesso tempo incuriosito, nonostante i tanti difetti che avessi notato durante la lettura. Era stato perlopiù lo stile da reportage adottato a conquistarmi, e l’idea di base. Peccato che una buona idea non sia nulla senza un’ottima esecuzione e, se Il segno si era salvato in extremis, Quattro giorni dopo (The Three #2) riconferma abbondantemente i miei timori.

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Quattro giorni dopo, Sarah Lotz

Nord, €18

Due anziane vedove, un medico, un blogger spregiudicato, un ex poliziotto, una giovane steward, un marito infedele: ognuno di loro nasconde segreti oscuri. E la verità verrà a galla quando saranno messi di fronte all’impossibile…

Ai tremila passeggeri della Beautiful Dreamer, partiti da tre giorni per una crociera nel mar dei Caraibi, sembra davvero di vivere un sogno. Il quarto giorno, però, i motori all’improvviso smettono di funzionare, così come tutti i sistemi di comunicazione. Alla deriva in mezzo all’oceano, con le scorte di cibo e acqua che iniziano a scarseggiare e senza nessuna traccia di una missione di salvataggio, la situazione sembra volgere al peggio. Eppure non è finita. Una donna viene infatti trovata morta nella sua cabina e diverse persone lamentano i primi sintomi di una strana malattia. L’equipaggio cerca di mantenere la calma, tuttavia sempre più passeggeri vengono presi dal panico, mentre qualcuno arriva addirittura a ipotizzare che non ci sia niente di casuale in quell’avaria. Ma chi avrebbe potuto sabotare la nave? E per quale motivo, poi? Una sola cosa è certa: più passa il tempo, più nella mente di tutti si insinua il dubbio che qualcuno – o qualcosa – stia tramando nell’ombra perché nessuno esca vivo di lì…

Quattro giorni dopo è un sequel-non-sequel, ma continua comunque la trilogia dei The Three. C’è giusto qualche riferimento al primo libro, ma l’impressione è che sia ambientato in una realtà alternativa rispetto a quanto accaduto nel precedente romanzo, e forse queste diverse versioni degli eventi apocalittici sono proprio dove l’autrice vuole andare a parare.

Il caro vecchio Stephen King lo ha descritto come un romanzo “da incubo”, ma da incubo c’è poco e niente. Il primo è perlomeno inquietante: riuscito sotto certi aspetti, Quattro giorni dopo diventa leggermente interessante solo nelle ultime cinquanta pagine. Per il resto la Lotz si ostina a voler utilizzare la narrazione multipla, ma non è capace di scrivere sotto forma di più voci; i personaggi non hanno alcuna evoluzione, rimangono stereotipati e gli stessi che conosciamo nelle prime pagine. Mi è capitato raramente di voler finire un libro semplicemente per l’idea che mi ero fatto di questo, piuttosto che per seguire l’evoluzione dei personaggi o della trama.

E, least but not least, Sarah Lotz ha un problema con i finali. Forse è rimasta vittima dei primi cliffhanger televisivi, ma concludere un romanzo – per la seconda volta, peraltro – senza tentare la minima spiegazione è amatoriale e poco rispettoso nei confronti del lettore.

Eppure c’è una vocina flebile in questa storia, che viene ripetutamente “soppressa”, e che invece farebbe la differenza. Vedremo se per il terzo e ultimo romanzo, in arrivo entro la fine dell’anno, Sarah Lotz deciderà di lasciarla parlare.

Ps: non fidatevi di Stephen King.

 

Book Review: Un buon presagio, Gillian Flynn

Uno dei thriller più belli che abbia letto negli ultimi anni è Gone Girl – L’amore Bugiardo: quel colpo di scena a metà libro che sconvolge tutte le carte in regola, se ci ripenso, ha ancora la capacità di lasciarmi a bocca aperta. Molti hanno tentato di riprendere quella formula, ma pochi hanno saputo farlo bene come la Flynn. Gone Girl non è solo un thriller mozzafiato, ma anche un romanzo psicologico con pochi eguali. Ovviamente subito dopo ho recuperato tutte le opere della scrittrice fino ad adorarla letteralmente. L’uscita di Un buon presagio (Rizzoli, €12), racconto di poco più di 50 pagine, era quindi un appuntamento che non potevo assolutamente perdermi!

Piccola premessa: parliamo di un racconto scritto su “commissione”, richiesto dal  collega George R. R. Martin (Il Trono di Spade) per l’antologia Rogues.

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Un buon presagio, Gillian Flynn

Rizzoli, €12

La incontriamo in un piovoso mattino d’aprile, nel bugigattolo dove legge l’aura a signore fragili di nervi, dispensando loro consigli e previsioni. Di lei non conosciamo il nome, sappiamo solo che è una giovane donna intraprendente, scaltra, cresciuta da una madre bizzarra e spesso assente, e che fin da bambina è stata abituata a vivere di espedienti, a escogitare ogni giorno un modo per tirare avanti. Quando nel piccolo locale entra Susan Burke, bionda, bella, occhi azzurri e ben vestita, da una analisi veloce la nostra “sensitiva” si convince che si tratta dell’ennesima signora benestante e infelice, in cerca di emozioni forti. In realtà Susan è lì per chiedere aiuto: nella vecchia casa dove vive con la famiglia si verificano fatti inquietanti. Fiutato l’affare, la truffatrice si propone per una “purificazione” dell’ambiente domestico a base di spargimenti di sale, erbe da bruciare e formule pseudomagiche. Nel varcare la soglia della sinistra casa vittoriana, però, si rende conto che qualcosa davvero non va, e l’incontro con il figliastro di Susan non fa che confermare le sue impressioni. Miles è un quindicenne indecifrabile, dal comportamento disturbato e violento, capace con le sue storie di creare nuove realtà. Ma sono davvero soltanto storie, le sue? In presenza di Miles nulla è come sembra, verità e invenzione si sovrappongono e si mescolano fino a confondersi.

La narratrice non ha nome, è una protagonista al femminile che, come nella migliori tradizione dell’autrice, è tutt’altro che perfetta. Fin qui, nulla di nuovo. La parte interessante è che in questo racconto la Flynn strizza l’occhio al tema soprannaturale, anche se in Un buon presagio non è un racconto horror, bensì un piccolo giallo all’ennesima potenza. L’ambiguità permea le pagine di questo racconto e, come al solito, ci possono essere tante versioni quanto i protagonisti degli eventi.

Si legge in pochissimo tempo, sia perché è scritto molto bene ed è dannatamente scorrevole, sia perché è veramente corto, e forse questo è il più grande difetto: la storia quando inizia ad ingranare è già finita.

Da leggere per tutti coloro che, come me, amano l’autrice, ma anche per chi vorrebbe iniziare a conoscerla a piccole dosi. Un buon presagio intriga e la narrazione è un’escalation di eventi che alla fine ti lascia con quella voglia di saperne di più, peculiarità unica che hanno solo i grandi storyteller.

Ps: la copertina è bellissima, d’altronde quando mai Rizzoli delude?

Book Review: L’ombra del vento, Carlos Ruiz Zafón

Ok, lo ammetto.

Non avevo mai letto L’Ombra del vento, né tanto meno nulla di Zafón. Strano, direte voi, visto che è uno dei long seller più chiacchierati degli ultimi anni, e lui uno degli autori più amati. Mi sono convinto a farlo ora perché una mia collega me ne aveva parlato benissimo, definendolo addirittura il suo romanzo preferito, ed avendo grande stima di lei e dei suoi gusti mi son detto: quasi quasi lo leggo…

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Una mattina del 1945 il proprietario di un modesto negozio di libri usati conduce il figlio undicenne, Daniel, nel cuore della città vecchia di Barcellona al Cimitero dei Libri Dimenticati, un luogo in cui migliaia di libri di cui il tempo ha cancellato il ricordo, vengono sottratti all’oblio. Qui Daniel entra in possesso del libro “maledetto” che cambierà il corso della sua vita, introducendolo in un labirinto di intrighi legati alla figura del suo autore e da tempo sepolti nell’anima oscura della città. Un romanzo in cui i bagliori di un passato inquietante si riverberano sul presente del giovane protagonista, in una Barcellona dalla duplice identità: quella ricca ed elegante degli ultimi splendori del Modernismo e quella cupa del dopoguerra.

Dopo averlo letteralmente divorato, mi sono più che chiare le ragioni che hanno reso L’Ombra del vento un tale successo. E’ una fusion di generi: inizialmente verte quasi sul fantasy, poi vira verso il romanzo storico, strizza l’occhio al thriller pur reclamando a gran voce la sua radice di narrativa pura. Il tutto è raccontato dalla finissima penna di Zafon che, diciamocelo, sa il fatto suo: ha una scrittura vivida e molto “cinematografica”. Sembra di venire direttamente catapultati nella Barcellona dell’epoca, anche grazie ad una serie di personaggi ben delineati e difficilmente dimenticabili.

Se devo trovare dei difetti direi la poca caratterizzazione dei personaggi “secondari”, sempre solo abbozzati e lasciati al caso, e lo stesso anche per alcune trame avviate e che risultano poi fini solo a se stesse.

Sta di fatto che il mio parere su questo romanzo è decisamente positivo: ha tutte le carte in regola per essere un classico moderno, perché dei suoi ‘antenati’ condivide lo stesso leitmotiv e utilizza gli stessi espedienti. Sono decisamente curioso di leggere, in futuro, il prosieguo di questa “trilogia”…

Book Review: La casa di Mango Street, Sandra Cisneros

L’anno scorso incappai in un articolo di Buzzfeed in cui si consigliavano una serie di letture per l’estate: tra i vari titoli c’era anche La casa di Mango Street di Sandra Cisneros. In realtà da allora è passato un po’ di tempo e me ne ero anche dimenticato (d’altronde i libri da leggere non sono mai abbastanza, e la mia to-read list aumenta di ora in ora), ma dopo aver letto Ti darò il sole, e no – non smetterò mai di dire quanto mi sia piaciuto, me lo sono nuovamente ritrovato tra i libri consigliati su Goodreads, e non ho potuto non cogliere l’occasione per leggerlo!

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La casa di Mango StreetSandra Cisneros

La Nuova Frontiera, €14

La casa di Mango Street è la storia di Esperanza raccontata attraverso la sua voce e il suo sguardo, ora ingenuo e giocoso, ora maturo e sensibile. Esperanza vive a Mango Street, in un barrio di chicanos, a Chicago. Ma non è questa la casa che ha sempre sognato, né la vita che desidera per sé. Emozioni, pensieri e desideri di un’adolescente si susseguono in una serie di toccanti e straordinarie immagini che s’intrecciano con la vita del barrio e i suoi indimenticabili personaggi, con episodi esilaranti e riflessioni amare. Sandra Cisneros in questo libro ci regala pagine che coniugano l’intensità della poesia con la forza espressiva della sua prosa.

Parto col dire che non saprei classificare propriamente questo libro: è sì un romanzo, ma lo si potrebbe vedere anche come una collection di racconti o, meglio ancora, una raccolta di “vignette”. A volte satirico, altre volte puramente lirico, è un piccolo libricino che vi porterà – attraverso la voce guida di Esperanza, la giovane protagonista – a conoscere la comunità messicana di Mango Street, un piccolo quartiere di Chicago.

Le grandi protagoniste sono le mujeres: dalle giovanissime coetanee di Esperanza, alla madre, la zia, le sue vicine. Personaggi che appaiono e scompaiono dalla narrazione, ma che compongono il quadro visto dagli occhi della piccola Esperanza. L’autrice è peraltro bravissima nel rendere vivi questi personaggi, quasi come se fuoriuscissero dalle pagine del libro. Considerato l’anno di pubblicazione (1984), ovviamente la condizione delle donne è spesso subordinata a quella dell’uomo, eppure la Cisneros tra le righe ci presenta una serie di donne forti che, seppur apparentemente sottomesse, sono in realtà in prima linea a guidare i fatti.

Forse l’unica pecca è la sua brevità: finisce sul più bello ma, sebbene tutto risulti spesso solo accennato, l’autrice riesce comunque a seguire l’intero processo di formazione di Esperanza, fino al bellissimo epilogo finale. E nulla è lasciato al caso.

Book Review: La via del male, Robert Galbraith

Dopo più di un anno dall’uscita inglese è arrivato anche da noi La via del male di Robert Galbraith (ovvero J.K. Rowling), terzo romanzo della serie di Cormoran Strike. Non c’è bisogno che vi premetta che seguirei J.K. anche all’inferno e che l’attesa per Harry Potter e il bambino maledetto sia alle stelle, giusto?

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La via del maleRobert Galbraith

Quando un misterioso pacco viene consegnato a Robin Ellacott, la ragazza inorridisce nello scoprire che contiene la gamba amputata di una donna. Il suo capo, l’ investigatore privato Cormoran Strike, è meno sorpreso ma non per questo meno preoccupato. Ci sono quattro persone nel suo passato che pensa potrebbero essere responsabili – e Strike sa che chiunque di loro sarebbe capace di tale odiosa brutalità.

Con la polizia focalizzata sul sospettato che Strike ritiene sempre più essere innocente, lui e Robin prendono direttamente in mano il caso e si immergono nei mondi oscuri e contorti degli altri tre uomini. Ma altri fatti orrendi stanno per accadere, il tempo sta per scadere per due di loro.

Diciamo pure che io non sono un grandissimo adoratore dei detective, ma con Cormoran e Robin è stato amore a prima vista: La via del male riconferma tutti gli ottimi elementi che questa saga ha saputo proporre finora. Mistero, suspance e tensione allo stato puro vi faranno compagnia durante tutta la lettura del libro. Il plot è avvincente, ma l’aspetto più interessante di questa terza avventura è la maggiore introspezione psicologica dei personaggi: sappiamo di più su quello che provano, quello che hanno passato e di come ne siano usciti.

Se nel primo romanzo Galbraith ci ha portati nel mondo dello showbiz con tutto il suo sfarzo e le sue ombre, e nel secondo ci ha invece proposto una vera e propria satira sul mondo dell’editoria, qui i toni sono decisamente più oscuri: si parla di violenza, di misoginia e il killer è il più macabro tra quelli finora affrontati da Cormoran e Robin.

In generale mi è piaciuto un tantino meno rispetto agli altri, forse perché mancava un po’ dello humour che ha contraddistinto i primi due romanzi. Ho apprezzato tanto il fatto che Robin abbia avuto finalmente maggiore spazio (io penso sia all’altezza di Cormoran e in nessun modo a lui secondaria), forse meno lo svolgimento del plot: molto promettente all’inizio, si dilunga e disperde troppo nel prosieguo del romanzo, arrivando ad un finale interessante ma senza un vero e proprio crescendo.

Detto questo una lettura piacevolissima che ovviamente vi consiglio. Nell’attesa che arrivi il quarto romanzo della serie (J.K. ha dichiarato di averne in programma almeno 7), vi anticipo che BBC sta preparando una serie tratta dai romanzi di Galbraith: le riprese inizieranno in autunno, ma al momento non si sa nulla sui casting. E voi chi ci vedreste bene nel ruolo?

Book Review: Ti darò il sole, Jandy Nelson

Per inaugurare il blog voglio parlarvi di uno dei libri più belli che abbia avuto la fortuna di leggere negli ultimi anni. Sto parlando di Ti darò il sole di Jandy Nelson, edito in Italia da Rizzoli.

La mia storia con questo libro inizia in realtà circa un anno fa: ero in vacanza a Madrid e, in giro per Gran Via mi sono imbattuto in una libreria e- ovviamente come mio solito – non ho potuto non entrarci. Tra i libri esposti ho visto questo I’ll Give You The Sun: lo so che un libro non si giudica dalla copertina, ma è stato amore a prima vista. Una piacevolissima sorpresa quindi vederlo finalmente arrivare in Italia e non ho potuto che acquistarlo il giorno di uscita!

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Ti darò il sole, Jandy Nelson

Rizzoli, €17,50

Solo un paio d’ore dividono Noah da Jude, ma a guardarli non si direbbe nemmeno che sono fratelli: se Noah è la luna, solitaria e piena di incanto, Jude è il sole, sfrontata e a proprio agio con tutti. Eppure i due gemelli sono legatissimi, quasi avessero un’anima sola. A tredici anni, su insistenza dell’adorata madre stanno per iscriversi a una prestigiosa accademia d’arte. Tecnicamente è Noah ad avere il posto in tasca – è lui quello pieno di talento, il rivoluzionario, l’unico che nella testa ha un intero museo invisibile – e invece in un salto temporale di tre anni scopriamo che è Jude ad avercela fatta, ma anche che i due fratelli non si parlano più, che Noah ha smesso di dipingere, che si è normalizzato, e che Jude si è ritirata dal mondo che tanto le calzava a pennello. Cos’ha potuto scuotere il loro legame così nel profondo? In un racconto a due voci e a due tempi, Noah e Jude ci precipitano tra i segreti e le crepe che inevitabilmente si aprono affacciandosi all’età adulta, ma anche nelle coincidenze che li risospingono vicini, laddove, forse, il mondo può ancora essere ricucito.

Personalmente l’ho divorato in poco più di due giorni: un libro bellissimo e che si legge tutto di un fiato. Così come la copertina, la storia è permeata di colori: un vero e proprio tripudio caleidoscopico che accompagna la vita dei due protagonisti. Loro, due gemelli, sembrano l’uno l’opposto dell’altra ma che finiscono, invece, per essere due anime in un corpo solo. Noah è timido, introverso, un outsider; mentre Jude è solare, popolare ed audace – finché qualcosa non cambia e predono l’uno il posto dell’altro. Noah abbandona la sua vocazione e diventa il classico belloccio popolare tra le ragazze, mentre Jude mette da parte gli abiti colorati e inizia ad allontanarsi e fuggire da tutti. Ti darò il sole racconta il viaggio di questi due adolescenti: da una parte ci sono i capitoli in cui Noah racconta la loro vita a tredici anni, dall’altra la versione di Jude una volta diventati sedicenni. Le due visioni si incontrano in un fatale crescendo di emozioni e, mi ripeto ancora, colori. Sto cercando di rivelarvi quanto meno possibile, perché è una lettura illuminante dove nulla è lasciato al caso, dove tutti gli avvenimenti si incastrano perfettamente e dove ogni personaggio che costella la vita dei due protagonisti ha un ruolo ben preciso.

I personaggi sono i grandi protagonisti e l’autrice è talmente brava che sembrano uscire fuori dalle pagine. E non parlo solo di Noah e Jude, ma anche di tutti quelli “comprimari”. Attraverso questo racconto a due voci, i nodi vengono al pettine un po’ alla volta: pensi di avere una determinata visione dei fatti, di odiare un personaggio e poi nel capitolo successivo vedi l’altro lato della storia, e così continuando un po’ alla volta fino all’epilogo. Il tutto abilmente fortificato dallo stile dell’autrice: la Nelson ci immerge nel mondo che ha costruito così come un artista, attraverso le sue pennellate, fa con la sua opera.

Bellissimo, toccante, emozionante in ogni fibra del suo essere: un’esplosione di colori pastello. Un viaggio caleidoscopico indimenticabile.

Ovviamente sono andato ad informarmi sull’autrice e ho visto che ha pubblicato un altro romanzo, The Sky Is Everywhere, edito in Italia da Fazi nel 2011, ma che purtroppo al momento risulta introvabile  (ho provato a recuperarlo attraverso la libreria presso cui lavoro – yes, I’m a librarian!, vediamo un po’ se riesco nell’impresa).